Constant PRÉVOST, ‘Notes sur l’île Julia : pour servir à l’histoire de la formation des montagnes volcaniques’, in Mémoires de la Société Géologique de France, 2, 1835, pp. 91-127. Litografie. Tav. A. Disegnatore: Constant PRÉVOST? Litografo: GRÉNIER. Tav. C. Da un dipinto a olio di Antoine-Edmond JOINVILLE. Disegnatore: LELIÈVRE. Litografo: Litographie Joseph-Rose LEMERCIER.
Questa memoria, presentata da Prévost alla Société géologique de France, faceva seguito alla sua prima relazione della visita all’Isola Ferdinandea. Il suo obiettivo era quello di allargare le osservazioni sui fenomeni vulcanici e di confutare la teoria dei crateri di sollevamento, traendo argomenti anche dai viaggi del geologo presso altri vulcani attivi ed estinti, in Italia e in Francia.
Il testo si apre con un riepilogo cronologico e ragionato delle osservazioni sulla nuova isola vulcanica condotte da visitatori di varie nazionalità, che si recarono sul posto nel corso della sua breve emersione. Dopo le note relative alla visita di Prévost e compagni e al loro sbarco su quella che battezzarono Île Julia, alla fine di settembre 1831, la sezione si chiude con i resoconti sulla scomparsa dell’isola nei mesi successivi.
Di seguito, Prévost illustrava le sue tesi sull’emersione dell’isola e rigettava la teoria dei crateri di sollevamento, proponendo una serie di considerazioni generali sul vulcanismo. La memoria si conclude con la trascrizione della lettera inviata da Prévost all’Académie des Sciences in merito ai vulcani estinti dell’Alvernia.
Il testo è accompagnato da tre tavole. La prima (tav. A) include diverse raffigurazioni dell’Isola Ferdinandea, una mappa del Canale di Sicilia e due sezioni del fondale marino. La seconda (tav. B, qui non riprodotta) è dedicata a piante e sezioni di diversi vulcani estinti e in attività, per mostrarne le somiglianze di elevazione e diametro e il comune processo di edificazione. La terza e ultima tavola (tav. C) è una veduta dell’Isola Ferdinandea nel giorno dello sbarco di Prévost.
Mentre le prime due tavole sono litografate da Grénier, la terza è realizzata a partire da un dipinto a olio di Edmond-Antoine Joinville, che era membro della spedizione (“peint d’après nature par Joinville”), è disegnata da Lelièvre e litografata nella ditta parigina di Joseph-Rose Lemercier (1803-1887).
Bibliografia. Su Prévost e i dibattiti geologici intorno all’isola: Gosselet 1896; Gohau 1987; Ozturk-Bazin 2023. Su Joinville: Bénézit 1999. Su Lemercier: Dictionnaire des imprimeurs-lithographes du XIXe siècle.
MAPPE
Le figure 1-3 della tav. A raffigurano il Canale di Sicilia in pianta e in sezione. La mappa spazia su tutta la Sicilia e su parte della Tunisia, con le isole Eolie, Malta, Pantelleria, Lampedusa e, soprattutto, la Ferdinandea. Il tratto di mare rappresentato reca le indicazioni delle profondità del fondale, espresse in bracci e riprese dalle carte nautiche di Humphrey Fleming Senhouse, che realizzò dei sondaggi sul posto. Il capitano inglese era stato peraltro visitatore della nuova isola, da lui denominata Graham Island, e vi era sbarcato all’inizio di agosto 1831 issando la bandiera britannica. La linea tratteggiata, invece, disegna i contorni del grande Banco Avventura e degli altifondi che connettono la Sicilia al continente africano.
L’isola Ferdinandea è raffigurata come vulcano attivo, con un piccolo cono infuocato che la sormonta, e il colore rosso indica anche la presenza di altri vulcani, tra i quali l’Etna e quelli estinti del Val di Noto.
Due linee (ab, cd) passanti per l’Isola Ferdinandea indicano le direzioni delle sezioni batimetriche raffigurate sopra e sotto la mappa. La prima presenta il profilo del fondale tra l’Africa e la Sicilia, con i suoi punti emersi di Pantelleria e dell’Isola Ferdinandea e con il Banco Nerita. La seconda va dal Banco Avventura, attraverso l’Isola Ferdinandea e il Banco Nerita, fino a Gozo e Malta. Alcuni elementi, come la sostanziale indipendenza dell’Isola Ferdinandea dal Banco Avventura – che nella sezione si prolunga orizzontalmente per una notevole distanza verso sinistra – potevano essere sfruttati contro la teoria dei crateri di sollevamento (Ozturk-Bazin 2023).
Le figure 4 e 5 della tav. A si concentrano sull’Isola Ferdinandea, nello stato in cui si trovava il 29 settembre 1831, data dello sbarco di Prévost. Si tratta di una pianta topografica e di un profilo, accompagnato dalle misurazioni del fondale realizzate da Prévost e dall’equipaggio del brick La Flèche. La pianta mette in evidenza il cratere centrale e le sue scarpate, nonché la piccola spiaggia dove avvenne lo sbarco della spedizione. Questa mappa presenta evidenti somiglianze con un disegno a matita realizzato sul posto da Joinville e oggi conservato al Département des Arts graphiques del Louvre, ma anche con il disegno contenuto nei diari di viaggio di Prévost, successivamente pubblicato dal suo allievo Jules Gosselet.
La didascalia di Prévost sottolineava che la vista a volo d’uccello era stata realizzata dalla sommità dell’isola, il cui punto più elevato era a una quota di 200 piedi (circa 65 m), sul lato nord. La circonferenza era di 2100 piedi (680 m) e il diametro del cratere interno, pieno d’acqua alla temperatura di 95-98 °C, di 180 piedi (58 m).
MUTAMENTI OROGRAFICI
Emersione di isole vulcaniche
La tav. C, realizzata a partire da un dipinto di Joinville, testimonia lo sbarco del 29 settembre da parte dell’equipaggio della Flèche, raffigurata in primo piano tra i flutti. I membri della spedizione – oltre che a bordo del brick – sono raffigurati intenti a sbarcare sulla piccola spiaggia formata dall’erosione dell’isola e mentre piantano il tricolore francese sulla sua cima più alta.
L’immagine può essere confrontata con la tavola inserita nella memoria di Prévost del 1831, parimenti realizzata da Joinville, alla quale si rinvia per altri aspetti morfologici.
COLONNA ERUTTIVA
Nubi vulcaniche
Le figure 6 e 7 della tav. A rappresentano l’isola in eruzione il 12 agosto 1831. Come tali, non sono riconducibili alla visita di Prévost, avvenuta più di un mese dopo, ma forse a quella di Carlo Gemmellaro. Come segnalato dalle didascalie nel testo, sono visibili la colonna scura di ceneri e scorie e quella più chiara di vapore, che si levava nel cielo ad almeno 2000 piedi (650 m).
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Crateri di sollevamento
Orogenesi per accumulo
Tutta la memoria di Prévost, che comprende anche osservazioni su altri vulcani, è tesa a confutare la teoria dei crateri di sollevamento proposta da Leopold von Buch. Il dibattito si era già infiammato all’epoca della prima relazione di Prévost, che conteneva una formula ambigua sulle cause della formazione dell’isola ed era quindi stata abilmente sfruttata dai sostenitori dei sollevamenti come un argomento a loro favore. Dopo aver chiarito le sue posizioni nel suo secondo rapporto all’Académie des Sciences, il geologo francese intendeva pertanto esprimersi con la massima chiarezza.
La struttura scoriacea dell’isola, caratterizzata da pendenze tipiche dei crateri di eruzione, e l’assenza di strati di roccia sollevati dal fondale marino erano prova di un’origine per accumulo di materiali eruttati, come nel caso dell’Etna o del Vesuvio:
[p. 105] “L’île Julia n’a pas été formée par soulèvement du sol […] Je pense, que cette île ne fut véritablement, ainsi que je l’avais dit, qu’un sommet de cône d’éruption parfaitement semblable par sa forme, par sa nature, par la disposition des matériaux qui entraient dans sa composition et par son origine, aux sommets de l’Etna et du Vésuve, qui me parurent toujours lui ressembler en tout point”.
Anche l’ipotesi formulata nella prima relazione a proposito della possibile esistenza di una cintura rocciosa sottomarina intorno all’isola, che avrebbe costituito il margine del cratere di sollevamento, era smentita dalle misurazioni del fondale, tanto che Prévost si spingeva ad affermare che la teoria di von Buch risultava inapplicabile a tutti i vulcani per i quali era stata immaginata:
[p. 106] “Prévenu moi-même en faveur des idées ingénieuses introduites dans la science par M. de Buch, j’avais cru pouvoir hasarder en même temps, dans mon premier rapport, cette conjecture: qu’autour du cône d’éruption formant l’Île Julia, il devait exister, sous les eaux, une ceinture de roches formée par les bords du cratère de soulèvement […] mais la connaissance que j’ai acquise, depuis lors, des circonstances qui ont accompagné l’apparition de l’île, et, d’un autre côté, les observations que j’ai eu l’occasion de faire en Sicile et en Italie, m’ont pleinement convaincu que mes suppositions à cet égard n’étaient nullement fondées, car, forcé de céder à l’évidence des faits, j’ai été conduit […] à douter que cette théorie séduisante des cratères de soulèvement puisse être même applicable à aucun des volcans pour lesquels elle a été imaginée par son auteur”.
Prévost raccomandava dunque di fare uso dell’induzione e dell’analogia nello studio dei fenomeni geologici e di basarsi sulle cause attuali, in modo da evitare congetture totalmente in contrasto con i fatti osservati:
[p. 116] “Parmi les sciences d’observation, il n’en est peut-être aucune où il soit plus indispensable de faire usage de l’analogie et de l’induction, que dans celle qui a pour objet l’histoire naturelle de la terre. […] Quel frein l’esprit peut-il s’imposer, quand on admet, par exemple, comme un principe, que les effets produits à des époques plus ou moins anciennes et antérieures à ce que l’on appelle l’époque actuelle, ne peuvent être attribués à des causes analogues à celles qui agissent autour de nous ; lorsque l’on pense que les forces de la nature sont changées; que ses lois ne sont plus les mêmes”.
Fabio Forgione



