Francesco FERRARA, Storia generale dell’Etna, Catania, Nella stamperia di Francesco PASTORE, 1793. Tav. I. Incisione su rame. Disegnatore e incisore: Antonio ZACCO. Tav. II, V. Incisioni su rame. Disegnatore: Nicolò BOMBARA. Incisore: Antonio ZACCO.
Ferrara scrive una storia dell’Etna che va intesa sia come descrizione topografica e vulcanologica, attenta anche alla classificazione mineralogica, sia come vera e propria storia eruttiva e geologica del vulcano. Questa duplice natura è ancor più evidente nel titolo della riedizione dell’opera, pubblicata nel 1818 come Descrizione dell’Etna con la storia delle eruzioni e il catalogo dei prodotti.
Alla descrizione dell’Etna vanno ascritte le tav. I e II, mentre la tav. V raffigura l’eruzione del 1787. Le tav. III e IV sono invece relative alla terza parte del volume, dedicata alla formazione di colonne prismatiche.
La carta dell’Etna della tav. I è disegnata e incisa dal catanese Antonio Zacco (1747-1831), noto tra l’altro per le illustrazioni a tema architettonico del Viaggio per tutte le antichità della Sicilia di Ignazio Paternò Castello. Le tav. II e V sono incise da Zacco ma disegnate dal vero dal “Regio disegnatore” Nicolò Bombara.
Bibliografia. Su Ferrara: Moscheo 1996; Di Stefano 1909, pp. XCI-XCII. Su Zacco: Gallo 2000, pp. 86-87. Sulle mappe dell’Etna: Abate e Branca 2015; Branca e Abate 2019. Sull’eruzione del 1787: Alessi 1829-1835; Tanguy 1981; Branca, Del Carlo, Behncke, Bonfanti 2025.
MAPPE
Nella spiegazione delle tavole all’inizio del volume, Ferrara afferma che per la realizzazione della carta sono state prese in considerazione quella realizzata nel Seicento da Carlo Maria Ventimiglia e Francesco Negro e quella settecentesca di Giuseppe Recupero, ripresa tra gli altri anche da Jean Houël e dal naturalista polacco Michel-Jean Borch nelle sue Lettres sur la Sicile (1782). Tuttavia – come evidenzia Ferrara, sottolineandone la superiorità – la nuova carta è aggiornata con nuove eruzioni e le “indicazioni di moltissimi oggetti interessanti”. Precisa, per quanto ancora piuttosto rudimentale, la mappa raffigura nella loro interezza le tre regioni dell’Etna: la prima o pedemontana; la seconda, boscosa; la terza, o arida, nell’area più elevata del massiccio.
MUTAMENTI OROGRAFICI
Cono: formazione
Emersione di nuovi coni vulcanici
La tav. II supporta la consultazione della mappa con una veduta del massiccio dell’Etna presa da Catania. Oltre ad accompagnare la prima parte del volume, dedicata alla descrizione generale del vulcano, l’immagine mette in evidenza la sua forma e si presta a illustrarne la formazione per accumulo e a far riflettere sulla potenza dei fuochi sotterranei. Sono particolarmente evidenti alcuni coni secondari formatisi nel corso delle passate eruzioni: i Monti Rossi – sulla sinistra dell’immagine – nati nel 1669 (si veda, per esempio, Borelli 1670) e il Monte Rosso o Montagnola del 1763, che domina la parte centrale dell’immagine e “sembra contrastare col cono del cratere, sebbene ne sia molto più bassa” (p. 68). Queste bocche sono considerate secondarie, dipendenti da un focolaio centrale e destinate a essere cancellate dalle successive eruzioni. La sommità del cratere centrale è contraddistinta dalla caratteristica forma bicorne, assunta nel 1760 in seguito a successive distruzioni e ricostruzioni (pp. 34-36).
COLATE LAVICHE
La tav. V raffigura l’eruzione dell’Etna nella notte del 18 luglio 1787, osservata personalmente dall’autore e qui vista dalla città di Catania, di cui si riconoscono chiese e palazzi dietro le scene di vita quotidiana in primo piano. Si nota “il vomito della lava, che in molti torrenti usciva dal cratere” (p. 158) e che si diresse in particolare verso Bronte.
COLONNA ERUTTIVA
Pietre infuocate
Fontane di lava
Nella tav. V si osservano con tratto chiaro le colonne di materiale infuocato che si alzano dal vulcano, accompagnate dall’emissione di rocce, scorie e materiali piroclastici, mentre sul fianco sinistro dell’Etna l’eruzione ha un carattere maggiormente effusivo:
[pp. 156-157] “Innalzavansi dal cratere due colonne immense di fiamme, e di materie infuocate che indi ricadevano. In questo tempo masse ingenti infuocate erano sbalzate ad una grande altezza, che o ricadevan nella bocca istessa infuocata, o rotolavansi per le vicine scoscese. In certi momenti da un’altra apertura alla metà del cono del cratere elevavasi ancora un’altra gran colonna di fiamme in mezzo al fumo nero, con molta celerità. Il cielo ripercoteva le fiamme, e tutto sembrava acceso”.
Nubi vulcaniche
La tav. V mostra colonne scure di fumo, che si levano dal cratere centrale e da altre bocche aperte lungo il fianco del vulcano e che oscurano il cielo: “Il nero, e denso fumo che erasi elevato dal cratere si distendeva a molta distanza, e riempiva tutto lo spazio dell’aria che soprastava alla Montagna” (p. 156).
Fenomeni elettrici
Tra le nubi sono raffigurati due fulmini che accompagnano l’eruzione: “In mezzo alle gran colonne erano frequenti le balenazioni del fuoco elettrico, che da una parte di vapori condensata, andava a guadagnarne un’altra” (p. 157).
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Focolaio profondo
Secondo Ferrara, la tav. V era utile a smentire quanti sostenevano che non si verificassero più eruzioni dal cratere centrale. Essa, inoltre, fa intuire le imponenti dimensioni del vulcano e l’enorme forza necessaria a far uscire le materie vulcaniche dal focolaio profondo in cui risiedono, attraversando le cavità sotterranee createsi nel processo di elevazione dell’Etna (p. XLIV).
Orogenesi per accumulo
Secondo Ferrara, il vulcano si è formato per “successive accumulazioni” di materie eruttate, poi parzialmente erose dalle piogge che hanno formato valloni e cavità (p. 88).
Modello tecnologico
Le esplosioni, i rumori sotterranei e le scosse percepiti durante l’eruzione vengono paragonati da Ferrara a dei colpi di cannone:
[p. 157] “Fratanto che si era spettatori di una scena sì brillante, a varj intervalli udivansi delle esplosioni come di un cannone di grosso calibro, e poco dopo un nero nuvolo di ceneri, e di arene veniva eruttato dal cratere, che indi dal vento portato sopra le nostre teste, e ricadendo le materie, eravamo obbligati a sottrarci per quel momento dallo spettacolo”.
Fabio Forgione


