Etna 1834 ABICH 1836 Tav. II, VII, VIII, IX e X

Otto Wilhelm Hermann ABICH, Vues illustratives de quelques phénomènes géologiques, prises sur le Vésuve et l’Etna, pendant les années 1833 et 1834, Paris, LEVRAULT, 1836. Litografie. Disegnatore: Hermann ABICH. Tav. II e VIII. Litografo: Hermann DELIUS. Tav. VII, IX e X. Litografo: Friedrich Julius TEMPELTEY. Stampatore: G. BERNDT, Königliches Lithographisches Institut zu Berlin.

Tra il 1833 e il 1834, il geologo e mineralogista tedesco Hermann Abich – noto soprattutto per i suoi studi sul Caucaso – compì un viaggio in Campania e in Sicilia, su raccomandazione di Leopold von Buch. Ne nacque questo atlante di immagini, che raccoglie tavole relative al Vesuvio (si veda la relativa scheda) e all’Etna, accompagnate da una descrizione che ne mette in luce gli aspetti più interessanti sotto il profilo geologico e vulcanologico. L’album di Abich ebbe anche un’edizione bilingue franco-tedesca, pubblicata a Berlino nel 1837 e può costituire un complemento alla lettura del suo volume Über die Natur und den Zusammenhang der vulkanischen Bildungen (1841).

Le immagini qui descritte fanno riferimento all’Etna nel suo stato del giugno 1834, al momento della visita del geologo tedesco, che faceva seguito all’eruzione del 1832. Le tav. VIII e X includono invece anche immagini del Vesuvio. Come attesta Abich, le illustrazioni furono preparate a Berlino durante il suo soggiorno a Parigi (cfr. “Avertissement”). Esse sono infatti realizzate dal pittore e litografo Friedrich Julius Tempeltey (1802-1870), sulla base dei disegni dal vero di Abich: “Nach der Natur gezeichnet von Abich, lithographiert von Tempeltei”. La stampa è a cura del Königliches Lithographisches Institut zu Berlin. Fanno eccezione le tav. II e VIII, realizzate da Hermann Delius, proprietario di un istituto litografico berlinese specializzato in carte geografiche.

La tav. II è una mappa del cratere dell’Etna nel giugno 1834, con l’indicazione di bocche, coni e colate laviche. Ai suoi margini sono presenti quattro vedute del cratere da diversi punti di osservazione. La tav. VII illustra l’interno del cratere in una giornata particolarmente tersa che – oltre alle bocche e alle altre formazioni risalenti all’ultima eruzione – permette di osservare sullo sfondo le isole Eolie e lo Stromboli sormontato da un filo di fumo. La tav. VIII include varie sezioni schematiche, che propongono una comparazione tra i profili e le dimensioni complessive dell’Etna, del Vesuvio e dello Stromboli. La tav. IX è una veduta dell’Etna e della Valle del Bove visti da sud-est nei pressi del Monte Zoccolaro. Infine, la tav. X presenta il dettaglio di alcune formazioni di rocce vulcaniche dell’Etna e di nuovi coni eruttivi nati sul Vesuvio nel 1834.

Bibliografia. Su Abich: Krenkel 1953; Seibold e Seibold 2006; Milanovsky 2007; Pantalone, Console e Petti 2018. Su Tempeltey: Vollmer 1938, p. 516. Su Delius: Neukrantz 1845, pp. 647-648. Sull’eruzione del 1832: Alessi 1829-1835; Tanguy 1981; Branca, Del Carlo, Behncke, Bonfanti 2025.

Tav. II

Tav. VII

Tav. VIII

Tav. IX

Tav. X

MAPPE

Con la tav. II, Abich realizza una vista in pianta dello stato del cratere centrale dell’Etna e della parte superiore del suo cono nel giugno 1834. Oltre a rappresentarne la morfologia, l’illustrazione segnala i fenomeni eruttivi del novembre 1832 e i mutamenti orografici che ne derivarono fino all’inizio dell’anno successivo. Si nota, in particolare, la serie di sprofondamenti che si aprirono nel febbraio del 1833 – con il vulcano in stato di riposo assoluto – lungo una linea che, a partire dalla Torre del Filosofo, arrivò all’interno del cratere. La più grande di queste depressioni (a), “d’un diamètre de plus de trois cents pieds à son orifice, et d’une profondeur incommensurable” (p. 1) si trova sulla cresta sud-est del cratere ed è raffigurata anche nelle fig. 1, 2 e 3 della stessa tav. II. Si intuisce inoltre lo stato di distruzione e sconvolgimento del cratere, il cui margine nord-orientale appare crollato (g). Sul pendio del cono, sono segnalati gli ammassi di scorie prodotti dalle eruzioni laterali del 1787 e del 1792 (l, m).

Pur non appartenendo propriamente alla categoria delle mappe, le sezioni della tav. VIII danno una rappresentazione cartografica alternativa e semplificata della morfologia, dell’altimetria e della stratigrafia dei vulcani italiani attivi.

La fig. 1 mostra una sezione del Vesuvio in direzione nord-sud, tra Somma Vesuviana e Torre Annunziata. Si notano sia il Monte Somma, sia il Vesuvio con il cono di scorie all’interno del cratere.

La fig. 2 è una sezione dell’Etna in direzione ovest-est, tra Bronte e Giarre. Si nota la forma irregolare del profilo del vulcano, il cui cono centrale non coincide con l’asse principale della montagna. L’area della Valle del Bove digrada verso il mare con una successione di terrazzamenti. In corrispondenza di alcune località significative, è indicata con linee scure e parallele l’inclinazione degli strati di roccia.

La fig. 3 presenta la sezione dell’Etna da nord-nord-ovest a sud-sud-est, tra Randazzo e Catania. Abich sottolinea la forma della parte superiore dell’Etna, a cono ellittico e ribassato. Il pendio verso Catania è interrotto dai coni di ceneri delle passate eruzioni laterali, che sono invece quasi del tutto assenti sul versante NO. Si nota anche la collina di Motta Sant’Anastasia che, secondo Abich, è di formazione marina ed è stata poi ricoperta da uno strato basaltico.

Infine, la fig. 4 mette a confronto le sezioni del Vesuvio e dello Stromboli usando la stessa scala dell’Etna, per una comparazione delle loro dimensioni. Le parti più scure indicano le formazioni moderne che si accrescono continuamente per l’attività vulcanica.

 

COLATE LAVICHE

Nella tav. II si osserva il flusso della colata lavica (d) che riesce a fuoriuscire dal cratere attraverso il suo margine settentrionale crollato (g). La medesima colata è indicata anche nella fig. 1 della tav. II, dove il cratere è visto da nord-ovest. Dal momento che la visita di Abich non avvenne nel corso di un’eruzione, non sono presenti altre raffigurazioni di colate laviche attive.

 

MUTAMENTI OROGRAFICI

Emersione di nuovi coni o nuove bocche eruttive

Mutamenti endocraterici

Nella tav. II, la lettera b identifica una delle aperture crateriformi formatesi durante l’eruzione del 1832, profonda 50 piedi e sede di uscita di vapori e scorie incandescenti. La stessa bocca è visibile nella fig. 2 e – solo parzialmente – sul margine destro della veduta dell’interno del cratere della tav. VII.

Altre nuove bocche si aprirono sul fondo di un largo crepaccio diretto dal cratere centrale verso la Torre del Filosofo (tav. II, k):

[p. 1] “Les plus grands de ces puits, formés en entonnoir à leur partie supérieure, ont dans le milieu une ouverture, qui est l’orifice d’un tube cylindrique de deux mètres de diamètre et d’une profondeur inconnue. Il faut remarquer qu’immédiatement au-dessus de ces bouches, on voyait s’élever, au milieu d’une colonne de fluides élastiques qui s’y dégagèrent en grande abondance et avec un bruit violent, une flamme bleuâtre produite évidemment par la combustion du gaz hydrogène sulfuré”.

Abich considera queste bocche laterali direttamente connesse al focolaio centrale che diede luogo all’eruzione del 1832, come si deduce dalla didascalia della tav. II: “Communications Schachte mit der vulcanischen Heerde von 1832”.

Nella fig. 3 della tav. II, che propone una vista del cono dell’Etna presa dalla cosiddetta Casa Inglese, sono segnalate le bocche delle eruzioni del 1787 e del 1792, oltre alle fumarole del 1832.

Nella tav. IX, si possono osservare vari coni laterali e, soprattutto, la Montagnola nata nel 1763 e il cratere San Simone, del 1811: “Il se distingue par sa forme regulière, et par la quantité de matières qui se sont amoncelées en talus autour du point d’éruption” (p. 4).

La tav. VII mostra lo stato dell’interno del cratere il 14 giugno 1834, osservato dal punto indicato con i nella tav. II. Al centro della scena si osservano i coni (cfr. tav. II, c) nati nel corso di precedenti eventi eruttivi e circondati dalla neve che ricopre il fondo del cratere. Alle loro spalle, gli ammassi conici dell’eruzione del 1832 e il margine crollato verso nord.

Colate laviche solidificate

La lava solidificata del 1832 e quella di eventi precedenti trovano spazio nella veduta della Valle del Bove della tav. IX, il cui primo piano è occupato in tutta la sua estensione dalle lave solidificate di varie eruzioni. A destra del massiccio della Rocca di Giannicola, si osservano le tracce di colate recenti:

[p. 4] “Ce talus est sillonné par un grand nombre de coulées étroites de laves modernes, dont quelques-unes, et notamment celles des années 1811, et 1819, ainsi que de 1832, se sont accumulées à la base de la pente sur une épaisseur considérable”.

Merita di essere segnalata anche la fig. 4 della tav. II, che rappresenta il pendio sud-est dell’Etna visto dalla zona di Nicolosi. In primo piano è visibile la lava del 1669 che distrusse Catania; sullo sfondo, sul fianco del vulcano, la colata del 1766.

 

ROCCE E DEPOSITI

Blocchi

La tav. II, f (e fig. 2, c) mostra la localizzazione di un massiccio sporgente di roccia basaltica, venuto alla luce con il crollo del cratere. La singolare struttura è analizzata nella tav. X, fig. 1, dove appare evidente la sua duplice composizione, a sferoidi e a prismi:

[p. 4] A la partie inférieure, cette masse dont la nature minéralogique ne diffère pas de celle de la lave moderne, est composée de sphéroïdes de différents diamètres, très durs et intimement liés ensemble. Vers le sommet, la masse passe insensiblement à la structure nette et régulière du basalte prismatique”.

Scorie

I coni di scorie intercraterici sono osservabili nella tav. II, c (ma anche nelle fig. 1 e 2, a) e nella tav. VII:

[p. 1] “Les grands amas coniques de scories, résidus évidents d’anciens cônes d’éruption qui ont été formés également par la rejection des scories. Ces amas coniques se distinguent par leur forme et leur grandeur des autres élévations qui les environnent, et dont la formation est un effet de l’écroulement du cratère”.

Nella tav. VII, le scorie dell’eruzione del 1832 sono responsabili dell’aspetto dentellato e spigoloso del margine del cratere sul fondo, il cui crollo permise alla lava di fuoriuscire.

Stratigrafie

Depositi

Un’idea generale della stratigrafia dell’Etna è suggerita dalla tav. IX, con il suo panorama della Valle del Bove. Abich, infatti, sottolinea che le scarpate che formano questo vasto anfiteatro sono scoscese e franate e, per questo, se ne può notare la composizione a strati di rocce ignee e di scorie, che ricorda i depositi sedimentari. La stratigrafia è riportata nell’illustrazione, dove si distinguono linee orizzontali soprattutto nella parte sinistra, in corrispondenza del Monte Zoccolaro:

[p. 3] “Ils se composent d’une quantité innombrable d’assises, formées alternativement de roches en fusion, et de matières fragmentaires plus ou moins solidement agrégées. La régularité de ces assises, et l’uniformité de leur distribution sont telles que l’œil peut les distinguer jusqu’à la plus grande distance. Elles rappellent les couches sédimentaires, et c’est par suite de cette formation particulière que, sur le dessin, on voit les parois dans toute l’étendue du grand cirque, marquées par des bandes symétriques, qui courent parallèlement à la crête culminante du circuit”.

La regolarità di questi strati è interrotta da filoni di lava solidificata, verticali o obliqui, che per la loro natura più solida resistono ai crolli. Uno di questi filoni – situato nella parte inferiore della Rocca del Corvo – è rappresentato in dettaglio nella tav. X, fig. 3. I filoni si mostrano qui orientati in direzioni diverse e intersecate. Si tratta dei dicchi vulcanici, formati da intrusioni magmatiche attraverso gli strati, osservati nelle stesse località anche da Charles Lyell nei Principles of Geology.

Resti di filoni verticali sono rappresentati anche nella tav. VII, a sinistra dell’immagine e sul fondo, dietro i coni di scorie, dove ne spicca uno di dimensioni considerevoli. Nella medesima tavola, sono presenti indicazioni di strati sovrapposti nell’area crollata del cratere.

 

TEORIE E INTERPRETAZIONI

Modello tecnologico

Abich paragona le bocche sul fianco del cono dell’Etna (tav. II, k), e i condotti verticali che si aprono sul loro fondo, ai pozzi minerari: “des ouvertures semblables à celles des puits de mines” (p. 1).

 

Fabio Forgione

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