Mario GEMMELLARO, Giornale dell’eruzione dell’Etna avvenuta alli 27 maggio 1819, Catania, Dalla Stamperia dei Regj Studj, 1819. Tav. I-III. Incisioni su rame. Disegnatore: Mario GEMMELLARO. Incisore: Antonio ZACCO.
Proponendosi come una continuazione della memoria di Gemmellaro del 1809, l’opera si apre con una descrizione dei fenomeni dell’Etna a partire dal momento in cui si era arrestata la precedente narrazione, per poi concentrarsi sull’eruzione iniziata il 27 maggio del 1819 e protrattasi fino all’inizio di agosto.
Le tre tavole che accompagnano il testo sono disegnate dal vero da Gemmellaro e incise da Antonio Zacco (1747-1831), che aveva realizzato anche le illustrazioni della precedente memoria. La tav. I – che include una legenda dei luoghi e dei fenomeni – raffigura l’eruzione del 1819, con le colate di lava nella Valle del Bove e in quella di Calanna. La tav. II è una riproduzione della tavola relativa all’interno del cratere già stampata nell’opera del 1809, mentre la tav. III ne costituisce un aggiornamento – o “continuazione differenziale” (p. 29) – che mostra i mutamenti avvenuti nel 1816. Sul tema del mutamento temporale dei vulcani prima e dopo l’eruzione, e quindi anche sui cambiamenti di forma del cratere, si ricordino le raffigurazioni del Vesuvio fin dal XVII secolo (Kircher, Zupo), poi sviluppate dopo la metà del Settecento (ad esempio Pigonati, Mecatti, Filomarino, von Buch).
Per l’eruzione dell’Etna del 1819 si possono confrontare le tavole in Maravigna 1819.
Bibliografia. Su Mario Gemmellaro: Corsi 2000b; Di Stefano 1909, pp. XC-XCI. Su Zacco: Gallo 2000, pp. 86-87. Sull’eruzione del 1819: Alessi 1829-1835; Tanguy 1981; Branca, Del Carlo, Behncke, Bonfanti 2025. Sulla rappresentazione temporale del Vesuvio: Laurenza 2025.
MUTAMENTI OROGRAFICI
Emersione di nuovi coni o nuove bocche eruttive
Nella tav. I si può osservare l’apertura di vari crateri avventizi. Innanzitutto, le tre nuove bocche ai piedi del bicorne dell’Etna (A), poi altre più in basso – tra il “ciglione dell’ampia valle del Bue” e la Rocca di Giannicola (B) – da cui fuoriesce il primo corso di lava. Quelle superiori si riducono successivamente a due, con la formazione di un nuovo cono, o di un “monticello alzatosi dall’accumulazione delle scorie ed arene eruttate” (p. 15).
Mutamenti endocraterici
La tav. III mostra i mutamenti dei monticelli endocraterici risalenti al 1816. Dal confronto con la terza immagine della tav. II – già pubblicata in Gemmellaro 1809 – emerge distintamente la parziale distruzione dei due coni e l’apertura di una voragine sul fondo del cratere:
[pp. 7-8] “ai 13 agosto s’inabissò parte dell’interno Cratere con orribile strepito in modo che la parte piana fra li monticelli, e la parete settentrionale divenne il baratro più aperto del volcano”
Fenomeni di distruzione e successiva riformazione nel corso delle settimane dell’eruzione sono segnalati da Gemmellaro anche per il “cono-tronco” raffigurato nella tav. I, benché non visibili nell’immagine (pp. 18-20).
Colate laviche solidificate
Nella tav. I è chiaramente raffigurata la lava della recente eruzione del 1811, a valle del Monte San Simone sorto in quell’occasione. Essa viene parzialmente coperta da quella del 1819, ma si distingue per il tratto più chiaro con cui è rappresentata.
COLATE LAVICHE
La tav. I mostra le colate laviche che scendono nella vasta area della Valle del Bove provenendo dalle nuove bocche: la prima nasce da quelle poste più a valle (B), mentre la seconda fuoriesce alla base del nuovo cono superiore (A-E). Il corso della lava – con varie ramificazioni – si distingue in un flusso che seguendo il percorso (C) va ad esaurirsi più in basso al centro della scena (D) e in un altro, posto più a sinistra, che il 23 giugno, arrivato “sopra le alture di Calanna […] trabocca poco dopo mezzo giorno nella valle sudetta dal punto che chiamasi Passo della Giumenta” (p. 16, F-G).
COLONNA ERUTTIVA
Nubi vulcaniche
Bombe vulcaniche
Pietre infuocate
La sommità dell’Etna appare sovrastata da una nube vulcanica che si allunga verso nord sospinta dal vento. A crearla non è però il cratere centrale, bensì il nuovo cono sorto ai suoi piedi. Da essa ricade al suolo una pioggia di scorie e ceneri, ben distinguibili nell’immagine. Sin dal 27 maggio, le nuove bocche cominciarono a lanciare verso l’alto
[p. 9] “con fragore simile al tuono, fiamme, (se pur fiamme propriamente dir si possono) scorie infuocate ed arene agglomerate fra denso fumo che in pochi minuti di tempo trasportate dal vento già detto vengono a coprire le nevi, ad appassire l’erbe, e ad annerire i tetti de’ piedimontani da Nicolosi ad Aci etc.”
Tra il fumo e gli altri materiali emessi, si riconoscono le “esplosioni di pietre” violentemente scagliate in aria.
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Anche in quest’opera, Gemmellaro sostiene la dipendenza di tutte le bocche da un unico focolaio e “le non piu negabili vie sotterranee per le quali ogni eruzione discendendo dal sommo Cratere, viene a scappar fuori da’ fianchi della montagna” (p. 3).
In chiusura dell’opera l’autore afferma di aver scritto una descrizione cronachistica, senza approfondire gli aspetti litologici e senza indagare a fondo le cause dei fenomeni:
[pp. 24-25] “E se pur mi fosse applicato a così laborioso esame, qual cosa avrei detto di nuovo dopo tante fatiche di uomini dotti ed originali? Le materie per altro cacciate in questa eruzione son quelle stesse sopra cui han travagliato uomini cosiffatti, e le cause rimangon sempre nascoste sotto un velo più o men denso. Più dicevol cosa emmi quindi sembrata il farla da semplice Storico, e giornalista, contento d’aver potuto schiettamente esporre i fatti ed i principali avvenimenti di questa eruzione. Si aggiunga che questi fatti medesimi posti in confronto dagli Scienziati coi fatti di altre eruzioni, potran loro somministrare delle felici combinazioni nelle grandi ricerche sull’Etna prodigioso”.
La rivendicazione del valore di una conoscenza induttiva e sperimentale serve anche da spiegazione alla citazione del Novum organum di Bacone posta in epigrafe al volume.
Fabio Forgione


