Jean-Pierre HOUËL, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, où l’on traite des antiquités qui s’y trouvent encore ; des principaux phénomènes que la nature y offre; du costume des habitans, & de quelques usages, vol. 2, Paris, Imprimerie de Monsieur, 1784. Tav. 102, 104, 105, 122, 123. Acquetinte. Disegnatore e incisore: Jean-Pierre HOUËL.
Durante il suo viaggio, Houël realizzò centinaia di disegni e gouaches, destinate alla pubblicazione di un’opera che – grazie alle sue competenze da pittore e architetto – intendeva essere “à-la-fois un récit & une description” e far conoscere al lettore usi e costumi locali, insieme alle curiosità e ai siti più pittoreschi dell’isola:
[vol. I, p. vi] “Je décrirai, comme voyageur, le gouvernement, les mœurs & les usages de la Sicile; comme artiste, j’offrirai dans les gravures tous les monumens qui m’ont paru curieux & intéressans, que j’ai recueillis à l’aide du dessin tant géométral que pittoresque. Je me suis attaché sur-tout à tous ces beaux relies de l’antiquité, dont cette riche contrée est comme le sanctuaire”.
I disegni e le gouaches originali di Houël furono in gran parte venduti dall’autore a Caterina II di Russia e quelli superstiti sono tuttora conservati al Museo dell’Ermitage. Un secondo nucleo di poco meno di 50 tavole entrò invece a far parte delle collezioni del re di Francia ed è conservato al Louvre. Con il ricavato, l’autore riuscì a realizzare il suo progetto editoriale.
L’opera – una delle più notevoli tra quelle legate al Grand Tour – fu pubblicata a Parigi in quattro volumi tra il 1782 e il 1787 e si compone di 264 tavole che raffigurano paesaggi, architetture e siti naturali, incise da Houël e accompagnate dalla loro descrizione. Per realizzarle, l’autore usò la tecnica dell’acquatinta che, in un prospetto dell’opera comparso nel 1781, era così presentata:
“M. Houel, pour satisfaire plus rapidement le public, a fait des recherches, & a trouvé une manière de graver qui imite parfaitement les dessins lavés à l’encre de la Chine, ou au bistre. Cette manière est moins longue que la gravure en taille-douce, elle produira des estampes qui seront exactement semblables aux dessins originaux de l’Auteur”.
In questa scheda sono descritte alcune tavole che rappresentano delle vedute dell’Etna, più o meno ravvicinate, fino ad arrivare al cratere sommitale. Queste immagini si contraddistinguono per una sensibilità pittorica e un carattere paesaggistico più marcato, che le differenzia da altre, di taglio scientifico e orientate alla topografia di dettaglio e alla rigorosa analisi geometrica, per le quali si veda Houël 1784 Tav. 117-120. Per altre immagini relative ai faraglioni di Trezza, si vedano invece le tav. 106-112.
Bibliografia. Lecarpentier 1813; Abate e Branca 2017; Di Fede 2017; Pinault-Sørensen 1990; Pinault-Sørensen 1999; Pinault-Sørensen 2005; Keller 2001.
MAPPE
La tav. 102 è una mappa della zona etnea ripresa da quella di Giuseppe Recupero, che fu utilizzata anche da Francesco Ferrara. Lo stesso Houël riconosceva il debito nei confronti del canonico catanese, citato direttamente (D’après Joseph Recupero). La tavola forniva una visione di dettaglio della topografia dell’Etna e integrava così la carta generale della Sicilia e dell’itinerario del viaggio collocata all’inizio del primo volume del Voyage. Oltre alla forma e all’estensione del vulcano, la carta intendeva offrire informazioni sulla popolazione della regione e sulle città e i villaggi che le appartenevano.
La visualizzazione delle dimensioni dell’edificio vulcanico permetteva all’autore di sottolineare che, in realtà, la sua base era molto maggiore di quanto appariva, poiché si estendeva al di sotto del livello del mare. Del resto, i fossili marini rinvenuti sul vulcano fino a notevoli altitudini erano un indizio della sua origine sottomarina. Houël, tuttavia, evitava di proporre congetture sulle cause dell’abbassamento del mare e si limitava a considerarlo un dato di fatto sulla base di osservazioni fisiche incontestabili:
[pp. 57, 58] “Il est avéré par des dépôts immenses de corps marins, que la mer couvroit tout l’Etna jusqu’au dessus de la moitié de sa hauteur actuelle, lorsqu’elle a commencé ou continué à se retirer, ou à diminuer. Ainsi, la Sicile & la plus grande partie de l’Etna s’est formée fous les flots de la mer. Qu’on ne me demande ni l’époque où ce volcan a commencé, ni quand, ni comment, ni pourquoi la mer s’est abaissée, ni le temps qu’elle a mis à descendre du niveau où l’on voit quelle étoit sur l’Etna, au point où elle est fur le rivage de la Sicile : personne n’en peut rien connoître, mais le fait n’en est pas moins vrai, & moins facile à démontrer. […] Les eaux de la mer ont été infiniment plus haut, cela est évident : elles se font retirées, c’est un fait : où se sont-elles retirées? je n’en sais rien. Sont-elles actuellement à une hauteur où elles doivent rester? je n’en crois rien”.
Sull’abbassamento del mare e l’origine dei vulcani, si veda soprattutto Houël 1784, tav. 117-120.
MUTAMENTI OROGRAFICI
Cono: distruzione
La tav. 104 raffigura il versante orientale dell’Etna visto dal mare, mentre l’immagine della tav. 105 – realizzata a San Leonardello, sulla strada tra Acireale e Giarre – mostra la Valle del Bove, tra la Rocca della Capra e il Trifoglietto, “le lieu le plus mémorable qui soit sur toute l’étendue de cette prodigieuse montagne” (p. 63). Dopo questi panorami sul cono da una certa distanza, Houël si avvicinò gradualmente alla sommità del vulcano, insieme ad alcuni accompagnatori, tra i quali c’era anche il disegnatore Luigi Mayer (cfr. Recupero 1815, tav. III).
La tav. 122 rappresenta i resti della Torre del Filosofo, situata a 2900 m di quota, alla base del cono sommitale dell’Etna. Due personaggi sono intenti a osservare lo stato di distruzione dell’edificio, che è circondato da un’area pianeggiante battuta da un forte vento e ricoperta di sabbia e porzioni di scorie. Più oltre si trova il cono del cratere centrale, che appare composto da più colline, separate da una valle scavata dalle colate piroclastiche del 1755. Houël e i suoi compagni salirono verso la cima con grande fatica, perché il cono era composto di ceneri, sabbia e pozzolana in cui si sprofondava fino al ginocchio.
Alla vista del cratere è dedicata la tav. 123, in cui è raffigurata la bocca dell’Etna come la videro i visitatori dal suo bordo. La sommità presentava tre punte distinte, ed era quindi solo un effetto ottico – che dal basso consentiva di vederne solo due per volta – quello che faceva apparire l’Etna coronato da un bicorne:
[p. 105] “On voit au-delà deux éminences B, C. Elles sont plus élevées que l’éminence où j’ai placé quelques figures; ces trois sommités inégales sont tellement disposées qu’elles forment un triangle à-peu-près équilatéral. On n’en apperçoit jamais que deux, lorsqu’on les regarde de quelque distance, parce qu’il y en a toujours une qui est cachée par les autres; & comme alors cette montagne paroît terminée par deux pointes, lorsque la fumée ne les masque point, les Siciliens appellent cette sommité Bicorne”.
Le tre punte, secondo Houël, erano il prodotto di crolli del bordo del cratere causati dai terremoti e dalle eruzioni:
[p. 105] “J’ai remarqué encore que ces trois sommités qui l’entourent & terminent ce cratère n’ont pas toujours existé: elles n’ont été produites que par des tremblemens, ou des éruptions qui en ont déchiré les bords, & qui les ont partagées en trois. Ainsi elles sont accidentelles, & elles n’appartiennent point à l’état naturel de ce cratère”.
Nell’immagine si possono osservare i fumi e i vapori che uscivano da varie fenditure e aperture. La bocca principale si riconosce per l’emissione di fumo bianco. Houël attribuiva alla condensazione di questi fumi i fenomeni di colate d’acqua come quello del 1755.
ATTIVITÀ PIROCLASTICA
Colate di fango
Come accompagnamento alla tav. 105, Houël dedicava spazio a una relazione sulle colate d’acqua o lahar del 1755, secondo la descrizione che ne aveva fatto Recupero, con il quale si confrontò direttamente. Nel racconto sono inseriti i riferimenti alle località del versante orientale dell’Etna indicate nella tavola.
[p. 65] “La première fois que je visitai cet endroit, j’ignorois la chute de ce torrent; & en passant près de la roche, je fus si frappé des apparences d’une inondation, que je dis à mon guide: il semble qu’une grande abondance d’eau a coulé long-temps du haut en bas de cette roche: il me parla de cet événement, dont je parlai à mon tour au Chanoine Recupero, que je connoissois beaucoup, & qui me donna la relation de cette fatale journée, telle que je viens de la raconter”.
Uno scenario segnato da fenomeni così devastanti e dal contrasto tra la sterilità delle rocce e la vegetazione verdeggiante risvegliava nel visitatore francese lo stupore e l’ammirazione:
[p. 65] “II est impossible de trouver des paroles qui expriment ce qu’on y voit […] le contraste le plus étonnant de ce qu’il y a au monde de plus triste & de plus agréable, de plus effrayant & de plus enchanteur, de plus terrible & de plus majestueux”.
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Orogenesi per accumulo
L’aspetto del cono dell’Etna osservato dal mare nella tav. 104 suggerì a Houël alcune considerazioni sulla sua formazione, che era l’esito di un progressivo accumulo di materiali eruttati, avvenuto in tempi molto lunghi:
[p. 62] “montagne admirable, formée par les jets accumulés des matières que ce volcan a vomies pendant une longue suite de siècles”.
Come avvenne anche per i siti archeologici visitati durante il viaggio, Houël si interessava della storia passata del vulcano in relazione al suo stato presente, ma senza escludere il suo destino futuro. Secondo l’autore, esso dipendeva dallo sbilanciamento tra l’erosione e l’emissione di nuovi materiali. L’Etna era avviato a un progressivo dilavamento e abbassamento, capace di distruggerne l’imponente mole:
[p. 62] “Les grandes excavations qu’on remarque de tous côtés sur la surface de cette montagne, me prouvent évidemment qu’elle diminue au lieu de s’accroître, en vain les explosions du volcan y ajoutent de temps en temps de nouvelles couches de laves, elles ne suffisent pas pour réparer les pertes que les pluies, les ruisseaux, les torrens lui occasionnent perpétuellement. Si les éruptions ne deviennent pas plus fréquentes ou plus abondantes, ce mont finira par s’abaisser, & par se réduire aux couches de laves qui l’environnent de toutes parts”.
Fabio Forgione






