Jean-Pierre HOUËL, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, où l’on traite des antiquités qui s’y trouvent encore ; des principaux phénomènes que la nature y offre; du costume des habitans, & de quelques usages, vol. 2, Paris, Imprimerie de Monsieur, 1784. Tav. 117-120. Acquetinte. Disegnatore e incisore: Jean-Pierre HOUËL.
Prima della visita al cratere sommitale, il viaggio sull’Etna di Jean-Pierre Houël ebbe una tappa importante intorno ai Monti Rossi, ossia i coni avventizi formati da materiali piroclastici che sorsero in occasione della grande eruzione del 1669 (si vedano per esempio Borelli e Tedeschi Paternò).
A quest’area – e alle riflessioni teoriche sull’origine dei vulcani sollecitate dall’apertura di bocche laterali – Houël dedicò diverse tavole, contenute nel vol. II del suo Voyage e presentate in questa scheda insieme ad alcuni disegni originali. Mentre alcune (come le tav. 117 e 120) hanno un carattere paesaggistico, altre si distinguono come vere e proprie illustrazioni scientifiche, con un’impostazione geometrica e architettonica che – pur mantenendo effetti chiaroscurali di tipo pittorico – rende le immagini centrali nella spiegazione dei fenomeni vulcanici. Forte della sua formazione da architetto, nella tav. 118 Houël propone una sorta di proiezione ortogonale, con la pianta dei crateri e il loro alzato combinati nella medesima illustrazione. Nella stessa tavola e nella successiva, impiega inoltre la sezione – già usata da Borelli per l’Etna – per visualizzare i processi sotterranei e l’evoluzione geologica del vulcano nel corso del tempo. Anche ciò che non è osservabile, perché nascosto o perché avvenuto in epoche remote, può così essere raffigurato e interpretato.
Per altre tavole relative all’Etna nel Voyage di Houël, si vedano le tav. 102, 104, 105, 122, 123 e le tav. 106-112.
Bibliografia. Lecarpentier 1813; Abate e Branca 2017; Di Fede 2017; Pinault 1990; Pinault 1999; Pinault 2005; Keller 2001.
MUTAMENTI OROGRAFICI
Emersione di nuovi coni o nuove bocche eruttive
La tav. 117 presenta una veduta di Nicolosi e di quello che Houël chiama Monte Rosso, ma che corrisponde in realtà ai Monti Rossi del 1669. Il nome derivava dalla caratteristica colorazione dei materiali eruttati:
[p. 87] “Les bouches B, C, F, G, paroissent toutes composées d’une pozzolane rougeâtre; ce qui lui a fait donner le nom de Mont Rouge : mais lorsqu’on a monté sur les pyramides, ou plutôt sur les entonnoirs qu’elles forment, on voit quelles ont été produites par des couches de sables de toutes sortes de couleurs”.
L’autore sottolineava l’importanza di queste bocche tra tutte quelle che si trovano sui fianchi dell’Etna, in quanto luogo d’origine della colata lavica che giunse a Catania, memorabile per durata ed estensione:
[p. 85] “Monte Rosso est une des bouches subalternes de l’Etna, par lesquelles il charge de temps en temps sa superficie de quelques couches de laves, de cendres, de sables, de pozzolane. Cette montagne est la plus célèbre de toutes celles que l’on voit fur la surface de l’Etna, & elles sont en très-grand nombre”.
La tavola rappresenta i coni come apparivano dalla campagna verso Nicolosi, “sous la forme d’une pyramide, ou plutôt sous l’apparence de deux pyramides jointes ensemble”. Si scorge inoltre una parte dell’abitato di Nicolosi, ornato da una gran quantità di alberi.
La tav. 118 raffigura lo stesso sito, con le varie bocche che si erano aperte nella zona, in due figure che ne mostrano la pianta e l’alzato. In quest’ultimo, si possono osservare in particolare il cratere indicato con C in pianta e la sezione del piccolo cratere indicato con I:
[p. 85] “J’ai cru qu’en voulant faire connoître un volcan, autant qu’il seroit en mon pouvoir de le faire, je devois ajouter son plan à l’aspect de son élévation, afin qu’on vît d’un coup-d’œil les accidens dont celui-ci a été susceptible, parce que cela répand du jour sur les variétés qu’on trouve dans les volcans, & que cela finit par en donner une idée exacte”.
Houël riteneva che la formazione di nuove bocche sull’Etna fosse conseguenza di colpi violenti nel sottosuolo, capaci di rompere le volte delle cavità sotterranee. Tra tutte le bocche raffigurate, solo quelle che erano aperte nella direzione precisa del flusso di materia vulcanica restavano aperte a lungo, mentre quelle oblique erano destinate a ostruirsi:
[p. 87] “C’est ce qui est arrivé aux bouches A, B, C, F, G, H, I, K, que j’ai rassemblées dans ce plan sous un même point de vue. Celle du milieu C est plus grande & a subsisté plus long-temps, elle a jeté plus de matière, aussi a-t-elle formé le sommet le plus élevé de la pyramide. La bouche G sembloit destinée à devenir aussi considérable; mais elle a été comblée par la bouche C. Les petites H, I, K, n’ont pas duré long-temps”.
La rottura della volta del vulcano era ancora riscontrabile sul fondo del cratere I – rappresentato in sezione – in cui Houël si calò, anche se dovette fermarsi a causa del freddo eccessivo. Rilevò comunque la forma ovale del cratere, e la presenza di più di un’apertura sul suo fondo.
La tav. 120 è una veduta dell’Etna presa sopra i crateri dei Monti Rossi, nel luogo dove si osservava il maggior numero di bocche laterali. Houël ne deduceva che la crosta della volta del vulcano, in quella zona, dovesse essere sottile e dunque facilmente perforabile.
ROCCE E DEPOSITI
Stratigrafie
Tutte le bocche hanno una forma a imbuto all’interno e una forma a tronco di cono – o a piramide – all’esterno:
[p. 88] “C’est le résultat nécessaire & inévitable de la chûte perpendiculaire des matières pulvérisées que le volcan jette en forme de gerbe par l’orifice qui est au fond de l’entonnoir. […] Les pierres de lave & les scories noires & glutineuses ont plus de facilité à sortir de l’enceinte du cratère : car pour peu qu’elles touchent en sortant avec force les bas de l’entonnoir, les parois de cette bouche, elles perdent la perpendiculaire qu’elles parcouroient, & elles décrivent une ligne parabolique, qui les jette très-loin hors du cratère”.
Nel corso dell’eruzione del 1669, che si protrasse per quattro mesi, il terreno si alzò per l’accumulo di materiali di vario tipo, i cui strati sono indicati in sezione con linee orizzontali (R), interrotte da crepacci e caverne. In pianta, L è la sabbia nera e fina che si è accumulata, al cui interno è tracciato un sentiero (M). In basso (N) e a sinistra (O) sono rappresentati due vigneti.
Lava solidificata
Il punto A, in pianta, è quello da cui uscì la grande quantità di lava che formò la colata del 1669, le cui tracce sono raffigurate sulla destra dell’immagine (P).
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Orogenesi per accumulo
Antichità della Terra
L’osservazione delle bocche dei Monti Rossi permetteva a Houël di generalizzare le sue considerazioni e di proporre un’ipotesi sulla formazione dei vulcani. L’Etna aveva avuto origine sotto il mare, come dimostrato dai fossili marini che si rinvenivano fino ad altezze elevate sui suoi fianchi. L’accensione e il mantenimento dei fuochi sotterranei erano dovuti a cause “qui nous sont absolument inconnues : nous n’en jugeons que par leurs effets” (p. 88). Houël ipotizzava comunque un ruolo dell’acqua, dal momento che sembrava che tutti i vulcani fossero collocati in mare o nelle sue vicinanze. La formazione dell’edificio vulcanico era diretta conseguenza delle eruzioni: esso si era quindi innalzato progressivamente:
[p. 89] “II en résulte que dans les siècles passés elle étoit moins élevée; que dans les siècles antérieurs elle l’étoit moins encore; & qu’il fut un temps où elle n’existoit pas, un temps où le terrain qu’elle occupe étoit une plaine au fond de la mer”.
I primordi dell’attività vulcanica si verificavano in ambiente sottomarino. Il fuoco sotterraneo spingeva le materie fuse fino a rompere la terra e le espelleva con una forza sufficiente ad affrontare il peso enorme della colonna d’acqua sovrastante:
[p. 89] “Un immense globe d’un air brûlant dut sortir avec éclat en écartant les eaux, & ouvrir un passage perpendiculaire, vaste & libre, à l’immense gerbe de flamme qui le suivoit, & qui s’élevant du fond des mers, parut se promener sur leur surface, en obéissant aux premiers souffles de vent qu’elle reçut”.
La forza dell’esplosione era però destinata a calare: le materie fuse ricadevano sulla bocca sottomarina e, ammassandosi, fungevano da valvola, ne chiudevano l’accesso e la proteggevano dall’ingresso dell’acqua. Era quindi necessaria una serie di successivi impulsi esplosivi per creare una massa che diveniva via via più alta, fino ad emergere dalla superficie del mare:
[p. 89] “Ainsi, tant que le volcan a demeuré fous les eaux, ses propres jets ont formé une soupape à la bouche du volcan, & ont empêché les eaux d’y entrer lorsqu’il ne se faisoit pas d’éruption”.
L’attività vulcanica sottomarina presentava caratteristiche diverse dalle eruzioni subaeree, perché la lava tendeva ad accumularsi nei pressi della bocca e i materiali più sottili non potevano essere trasportati dal vento. Al contrario, essi formavano una montagna piramidale e si agglutinavano con i resti organici trasportati dalle correnti e destinati alla fossilizzazione.
La tav. 119 comprende quattro sezioni dell’Etna. Ciascuna mostra solo una metà del vulcano, perché tutte sono relative alla parte occidentale dell’Etna, sulla quale si rinvenivano i depositi marini che erano invece stati dispersi dall’acqua sul versante opposto. L’intento di Houël era quello di visualizzare vari processi concomitanti: da un lato, l’abbassamento del livello del mare; dall’altro, l’accumulo dei depositi marini e la formazione della montagna vulcanica che – fino all’emersione dell’Etna dalle acque – avevano dato origine a un’alternanza di strati di lave e sedimenti.
Nella fig. 1, il mare ha un livello molto maggiore di quello attuale e si osserva una fascia chiara di sedimenti dallo spessore inferiore a quello delle fig. 2 e 3. Nella fig. 4, i depositi sono stati sollevati fino a essere esposti all’aria libera e hanno formato i monti sulla destra, indicati con S ed erosi dalle acque pluviali scese sui fianchi del vulcano nella direzione indicata dalla freccia T.
Come si nota nelle quattro figure, mentre il livello del mare scende e i sedimenti crescono, anche il vulcano si innalza per l’accumulo delle sue produzioni. La varietà di tinte del sottosuolo indica le materie diverse con cui l’Etna si è alimentato e dalle quali discende la grande varietà delle sue produzioni – dalle pomici, alle lave, alle masse vetrose – che si accumulano l’una sull’altra a formare una piramide. Nella fig. 2 si nota anche un flusso verticale di bolle d’aria che emergono sopra la superficie del mare (R). Durante il processo di crescita del vulcano, al suo interno si formano cavità, sostenute da pilastri irregolari. Sono i loro crolli nei punti più deboli, sotto l’azione del fuoco, a creare aperture laterali come quelle raffigurate nella tav. 120, da cui escono fumi e materie incandescenti. Le nuove bocche diventano tanto più frequenti quanto più il vulcano si alza, poiché aumenta la distanza da superare tra il focolaio e il cratere sommitale:
[p. 95] “Ces endroits attaqués si fréquemment, cèdent à la fin aux chocs répétés des masses énormes de pierres que lance le foyer du volcan, & il se fait une ouverture nouvelle dans ses flancs : des torrens de lave s’épanchent aussitôt par cette ouverture, où des gerbes de matières sèches s’élancent dans les airs, & surchargent la montagne. C’est ainsi qu’il se fait successivement des ouvertures de tous côtés”.
In effetti, i vulcani sono soggetti a un duplice sviluppo “de destruction intérieure & d’accroissement extérieur”: mentre la materia si accumula al loro esterno, all’interno le volte crollano e il focolaio si abbassa a livelli sempre più profondi. Il risultato di questi processi contrapposti è comunque un’elevazione dell’edificio vulcanico.
[p. 94] “Je me figure l’intérieur des cavernes où réside actuellement le feu du volcan, je le vois occuper une vaste profondeur de plusieurs lieues d’étendue; je me le représente comme un lac immense de matières embrasées; il reçoit & rejette sans celle ce qui lui vient des voûtes qui le couvrent, & il charge sans cesse le sommet de la montagne, de ce qu’il arrache à ses entrailles, tantôt par des jets de pierres & de cendres, tantôt par des couches de lave en fusion”.
Houël individuava così i fenomeni che erano riusciti a dare all’Etna le sue dimensioni imponenti, sottolineando che essi si erano ripetuti su tempi lunghissimi e quasi prodigiosi:
[p. 96] “Cette montagne volcanique est arrivée à sa plus grande hauteur par ces mêmes moyens, continués & multipliés pendant une très-longue suite de siècles; car il en a fallu un nombre prodigieux pour opérer ce chef-d’œuvre de la nature”.
Modello anatomico
Houël paragonava i fenomeni vulcanici ai processi vitali di un organismo. Essi creano infatti una circolazione d’aria e acqua nelle profondità terrestri, consentendo al pianeta di respirare come un essere vivente:
[p. 98] “Par cette inspiration & cette expiration il s’établit une circulation qui anime l’intérieur même du globe. S’il n’est pas douteux qu’on doive le considérer comme un être, qui a son rang dans la classe de ceux que la nature a produits, pourquoi n’auroit-il pas sa manière d’enfler ? Il a une forme, une dimension, une pesanteur, pourquoi n’auroit-il pas une sorte de vie, lui qui la procure à tant d’êtres ? Je la reconnois dans la mutation sur son axe, dans ses mouvemens périodiques qui changent de place des mers immenses, & qui couvrent ou découvrent les terres dont elles sont circonscrites”.
Fabio Forgione






