Jean-Pierre HOUËL,Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, où l’on traite des antiquités qui s’y trouvent encore; des principaux phénomènes que la nature y offre; du costume des habitans, & de quelques usages, vol. 2, Paris, Imprimerie de Monsieur, 1784. Tav. 106-112. Acquetinte. Disegnatore e incisore: Jean-Pierre HOUËL.
Nel corso del suo viaggio in Sicilia, Jean-Pierre Houël si avvicinò gradualmente all’Etna e – prima di salire sulla sua sommità – si soffermò nella zona costiera, dove esisteva un interessante sito legato all’attività vulcanica: quello delle Isole Ciclopi e del promontorio di Aci Castello. Si trattava di formazioni basaltiche, spesso prismatiche o colonnari, che Houël considerava un prodotto del raffreddamento di colate laviche anticamente eruttate dall’Etna. Anche Nicolas Desmarest, che per primo riconobbe l’origine vulcanica e non sedimentaria dei basalti, nel suo Mémoire sur l’origine et la nature du basalte à grandes colonnes polygones, letto all’Académie des Sciences nel 1771, citò le osservazioni di Houël, che fu in contatto con lui già dopo il suo primo viaggio in Sicilia.
Le tavole relative alle formazioni basaltiche – contenute nel secondo volume del Voyage – sono qui presentate insieme ai disegni e alle gouaches realizzati dal vero dall’autore e conservati a San Pietroburgo e Parigi.
Per altre raffigurazioni degli scogli di Trezza e per il dibattito sui basalti, si veda Ferrara 1793, tav. III, IV. Per altre immagini di Houël sull’Etna, si vedano le tav. 102, 104, 105, 122, 123 e le tav. 117-120.
Bibliografia. Lecarpentier 1813; Abate e Branca 2017; Di Fede 2017; Pinault-Sørensen 1990; Pinault-Sørensen 1999; Pinault-Sørensen 2005; Keller 2001. Per il dibattito sull’origine dei basalti colonnari: Rudwick 2005; Ciancio 1995.
ROCCE E DEPOSITI
Lava solidificata
Tutte le tavole qui riunite sono dedicate agli scogli di Trezza e alla loro struttura a basalti colonnari. Houël presenta una serie di illustrazioni che ne raffigurano le specificità, le differenze di forma e dimensione, il diverso stato di conservazione, prima di proporre le sue tesi sull’origine di queste formazioni vulcaniche.
Tav. 106
L’immagine raffigura uno scoglio di basalto vicino alla riva di Trezza. Vi si osservano formazioni di basalto curve, a raggiera e a forma di S, senza spazi intermedi. La materia appare molto omogenea, come la lava, con piccoli cristalli scuri. Si tratta dei resti di una massa molto più grande, distrutta dall’azione dell’aria che, insinuandosi tra le formazioni insieme all’umidità, le separa e le rompe. In seguito alla formazione di queste fratture, risulta più semplice prelevarne dei pezzi, come stanno facendo i personaggi rappresentati sopra lo scoglio.
Tav. 107
La tavola propone una vista generale degli scogli dei Ciclopi, di cui si possono notare le diverse altezze. Altre rocce sono nascoste sotto la superficie dell’acqua. Sulla sinistra si vede parzialmente l’isola Lachea:
[p. 67] “formée de lave jusqu’a la moitié de sa hauteur, d’une base de basalte, d’une nature peu extraordinaire, surmontée d’une croûte de pouzzolane, combinée avec des parties de matière blanche calcaire, assez dure & compacte, qui, en se détruisant par l’action de l’air, semble du bois noueux très-veiné. Cette roche en se durcissant autrefois s’est fendue, & il s’est introduit dans ses fentes une matière très-dure, poreuse en tous sens comme des scories. Cette matière en se durcissant s’est aussi restreinte, & a laissé aussi des intervalles qui ont été remplis à leur tour d’une matière mixte & jaune”.
In passato, l’isola è stata abitata ed esiste ancora una scala che porta a delle abitazioni scavate nella roccia. La struttura dell’isola lascia qualche dubbio a Houël, indeciso sulla natura della sua composizione:
[p. 69] “N’est-il qu’une simple lave, ou est-il basalte, sélon la loi qui les caractérise? Sa contexture est telle qu’il paroît n’être qu’une sorte de pozzolane agglutinée par un suc qui en a lié toute les parties, qui en a fait un corps aussi dur que le basalte le plus dur, & qui en même temps a formé des cristaux qui semblent des cristaux de roche, quoiqu’ils ne soient que des zéolites”.
La tavola corrisponde a due gouaches, una conservata all’Ermitage e l’altra al Louvre. Quest’ultima appare però il modello più prossimo all’incisione pubblicata, soprattutto per le pose delle figure umane.
Tav. 108
L’immagine raffigura il secondo scoglio, o faraglione grande, visto dall’estremità dell’isola. Secondo Houël, a prima vista le sue colonne basaltiche sono analoghe a quelle che si trovano altrove, ma un esame più attento mostra che sono raggruppate a cinque o sei attorno a una che ne costituisce il centro. Metà dello scoglio è composto da colonne prismatiche, mentre l’altra metà è di basalto a strati inclinati, che diventano quasi verticali verso l’alto, dove sembrano formare una punta ricoperta da una sorta di argilla, simile a quella della parte superiore dell’isola Lachea. In primo piano sono rappresentati “des curieux en observation de ces merveilles de la nature”.
Tav. 109
Sono qui raffigurati il terzo scoglio e i frammenti che lo circondano. La forma appare quella di un segmento di sfera, con colonne prismatiche a raggiera che sembrano indicare l’antica esistenza di un punto dove si riunivano (indicato con D, in mare, nei pressi del frammento C). Le sottili linee punteggiate tracciano il raggio descritto da queste colonne e la grandezza originaria della massa di basalto, che forse raggiungeva 80 o 100 tese di diametro. Le colonne appaiono fratturate secondo linee parallele e, secondo Houël, questa struttura dimostra l’azione di due forze:
[p. 69] “L’une de ces puissances a déterminé la matière à se configurer par colonnes prismatiques concentriques, & l’autre à diviser cette masse par couches parallèles à la surface extérieure de cette masse, en traversant ces colonnes concentriques”.
In primo piano sono disegnati dei pescatori, intenti a cercare piccoli pesci e conchiglie tra le pietre e gli scogli.
Tav. 110
La tavola si compone di due figure che rappresentano colonne basaltiche in stato di distruzione. In basso, si osserva una formazione di basalti colonnari o, meglio, aghiformi – più grossi da un lato e più sottili dall’altro. Procedendo da Trezza verso sud, Houël rinviene frammenti di basalto ad aghi e a colonne molto distinti. Si tratta di formazioni che hanno subito fratture e dislocazioni, in cui si nota un inizio di distruzione con la separazione di frammenti a disco. La figura in alto rappresenta invece alcune colonne in uno stato di distruzione più avanzato, segnate anche da convessità che danno alla formazione l’aspetto di una serie di cappelli impilati (cfr. colonna C, sommità F).
Altre colonne in stato di distruzione parziale, non incise come tavola nel volume, sono rappresentate nella gouache del Museo dell’Ermitage, ОР-3987.
Tav. 111
L’immagine è una veduta del promontorio e di una parte dell’abitato di Aci Castello, presa dal mare. La massa più antica (A) è inglobata nelle lave più recenti e il promontorio risulta interamente di basalto, benché di tipo diverso da quello fin qui descritto. L’incisione non può rendere conto dei dettagli, troppo piccoli, ma Houël segnala la presenza di globi e cilindri pieni o cavi, dritti o curvati, disposti a strati o somiglianti a carote di tabacco. Gli interstizi sono riempiti di una materia analoga a quella dell’isola Lachea e la stessa materia costituisce la parte superiore e anteriore del promontorio. Alcuni dettagli sono rinviati alla tavola successiva.
Le figure rappresentate sono impegnate nelle attività quotidiane del luogo: pescatori che vanno o tornano dal lavoro, donne che lavano in mare, stendono sulla riva e caricano sulla testa i tessuti ripiegati.
Tav. 112
L’immagine è una vista ravvicinata di alcuni basalti che si trovano sulla riva sud del promontorio di Aci Castello, caratterizzati da una varietà di forme singolari e da una composizione diversa da quella degli altri scogli. La loro origine, infatti, viene ricondotta da Houël a una lava meno pura, che ha creato interstizi riempiti di materie diverse:
[p. 72] “Tous les petits prismes ou aiguilles, tous les petits cubes trapézoïdes sont concentriques, & sont formés d’une matière qui n’est pas aussi belle, ni aussi compacte que les laves pures; elle est, ainsi que celle des basaltes du promontoire, de l’espèce qu’on appelle lave boueuse, elle semble être une pozzolane solidifiée par un suc particulier, qui, en se durcissant, a permis que cette matière se retirât beaucoup, & laissât de grands intervalles entre les morceaux de basalte qui ont résulté du retrait dont cette matière etoit susceptible. Il s’en est aussi introduit dans les intervalles de cette argile qui enveloppe le promontoire ci-dessus décrit. Cette argile […] a aussi produit des fentes dans lesquelles on remarque une matière noire & poreuse. Voyez une espèce de mur D, D, planche précédente CXI, où l’argile interposée entre les pierres semble un mortier qui les agrégé toutes, comme celles d’une muraille”.
TEORIE E INTERPRETAZIONI
Origine dei basalti
Dopo aver osservato queste varietà di basalti dalle forme molto diverse, l’autore riteneva necessario prendere posizione nel dibattito in corso sulla natura e l’origine dei basalti. Houël riconosceva inequivocabilmente la loro origine vulcanica – e non sedimentaria – ed era convinto che fossero il risultato di un raffreddamento delle lave. Tuttavia, rifiutava l’idea che quest’ultimo fosse necessariamente dovuto al contatto tra la lava incandescente e l’acqua del mare, secondo un’ipotesi diffusa presso alcuni studiosi del tempo:
[pp. 72, 73] “Ils attribuent la configuration du basalte au refroidissement subit occasionné à la lave par le saisissement que lui cause la fraîcheur de l’eau de la mer, lorsqu’elle y arrive en fusion après s’être échappée du foyer du volcan qui l’avoit produite. […] Leur assertion me paroît peu fondée. […] II ne me paroît pas croyable qu’une masse de matière réduite par le feu en un état de liquéfaction, & coulant dans la mer, se convertisse tout-à-coup, par le saisissement que lui cause le froid, en figures régulières; & que toutes ces figures soient aussi rapprochées les unes des autres, que le sont les colonnes de l’écueil dont nous parlons »
Se l’acqua si fosse introdotta nella calda massa lavica, ne avrebbe provocato una dilatazione, creando notevoli separazioni tra le colonne prismatiche che, al contrario, aderivano l’una all’altra senza grandi intervalli. Inoltre, Houël non si spiegava come l’acqua potesse causare un rapido raffreddamento anche all’interno di una massa incandescente che, piuttosto, avrebbe trasmesso il suo calore all’acqua circostante:
[p. 73] “Je ne puis concevoir ensuite, quand je considère le retrait qui détermine ces colonnes, & que je vois leurs formes à-peu-près semblables qui se perpétuent jusqu’à une profondeur de quarante, & peut-être de soixante toises dans le sein de cette masse brûlante & fluente, je ne puis concevoir, dis-je, que tout cela ait pour unique cause le contact de l’eau. Je demande comment le saisissement causé par l’eau froide se fait sentir à une certaine profondeur, puisqu’elle cesse d’être froide au moment où elle est touchée par la lave en fusion, par la lave qui lui communique plus de chaleur quelle n’en peut recevoir de rafraîchissement? car l’eau est bien plus facilement pénétrable au feu de cette lave, que la masse entière de cette lave brûlante n’est pénétrable au froid de l’eau qui l’environne […] Comment, dans ce système, l’eau portera-t-elle fon influence jusqu’au centre d’une masse considérable? Comment produira-t-elle au centre la réunion de tous les centres de chaque colonne, ou de chaque aiguille de basalte?”.
Un’ulteriore difficoltà si poneva se si prendeva in considerazione la grande varietà di forme e disposizioni osservabili nei basalti della zona di Aci Trezza, che secondo Houël non poteva essere frutto di una causa unica e uniforme come l’azione dell’acqua marina. La spiegazione doveva essere altrove. Tutti i basalti derivavano da un raffreddamento della lava, che produceva un effetto simile all’evaporazione dell’acqua, asciugando e indurendo la materia. La struttura che i basalti assumevano – prismatica o meno – non era però una conseguenza diretta della rapida azione dell’acqua, bensì della composizione della lava. Così, a Trezza, lave di composizione diversa avevano prodotto rocce diverse:
[p. 74] “Comment l’eau, qui est par-tout la même, & qui doit par-tout produire le même effet, produiroit-elle dans le basalte, par un simple contact, tant d’effets si différens & si compliqués ? Sans chercher à détruire le système que se font fait des hommes très-éclairés, je proposerai tout simplement mon opinion. Ces variétés ne viendroient-elles pas de ce que ces laves, dans le principe, sont composées de matières très-différentes, qui donnent, & qui doivent donner des résultats si peu semblables. Je le crois […] Ainsi, ce n’est point l’eau qui produit ces merveilles : elles ne sont dues qu’à deux causes; l’une, propre à toute espèce de basaltes quelconques, c’est le refroidissement de la matière, indépendamment du concours de l’eau : l’autre, est la différence des doses & la diversité de matières qui entrent dans la composition de la lave. Ces causes produisent seules les grandes beautés & les grandes variétés qu’on admire dans cette classe de pierres”.
A riprova del fatto che l’acqua non poteva essere considerata la causa, Houël citava l’eruzione del 1669, la cui grande colata aveva raggiunto il mare presso Catania, ma senza dare origine a formazioni basaltiche:
[p. 76] “Les rivages au pied de l’Etna, depuis Castel d’Aci jusqu’à Catane, dont le port a été comblé par la fameuse éruption de 1669, sont remplis, dans une étendue de deux lieues & demie, de lave qui a coulé dans la mer, & qui ne s’est point métamorphosée en basalte. Elle s’est cassée, elle s’est fendue , elle s’est gercée, comme il lui arrive toujours; mais elle est restée pure lave, & absolument semblable à celle qui n’a jamais approché de la mer“.
Fabio Forgione














